La trappola del tempo ne L’età dell’innocenza di Edith Wharton
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La trappola del tempo ne L’età dell’innocenza di Edith Wharton About this Event DIPARTIMENTO PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE VIVE-VITTORIANO E PALAZZO VENEZIA Incontriamoci al Collegio Romano. La Bibliotheca Maior si apre alla città Aperture straordinarie e rassegna di conferenze a cura di Alfonsina Russo ed Edith Gabrielli Palazzo del Collegio Romano, Sala della Crociera, Roma La trappola del tempo ne L’età dell’innocenza di Edith Wharton CICLO: Domani RELATORE: Chiara Lagani, drammaturga, regista e attrice Nel suo più celebre romanzo, L’età dell’innocenza (1920), Edith Wharton racconta la storia di un amore strangolato dalle convenzioni puritane della società newyorkese degli anni Settanta dell’Ottocento, «una sorta di mondo geroglifico, dove ciò che era reale non veniva mai detto o fatto e neppure pensato, ma era semplicemente rappresentato attraverso un sistema di segni arbitrari». L’avvocato Newland Archer, promesso a una fanciulla di buona famiglia, si innamora della contessa Ellen Olenska, che si è appena separata da un marito violento. Mentre Archer cerca di fare i conti con i propri tumultuosi sentimenti, quell’amore impossibile gli sembra ora reale ora irreale e il suo stato d’animo oscilla tra identificazione e distanza, tra abbandono emotivo e ritorno alle convenzioni sociali. Il tempo, nella sofisticata rappresentazione che Wharton ne dà, sovrappone vertiginosamente squarci di presente a reminiscenze del passato, fino a divenire una trappola destabilizzante, nella continua promessa di un futuro eternamente differito. Biografia Chiara Lagani, attrice, drammaturga e traduttrice, ha fondato nel 1992 a Ravenna con Luigi De Angelis il gruppo Fanny & Alexander, curando le drammaturgie e i testi originali di tutti gli spettacoli. Nel 2017 si aggiudica il Premio Riccione Speciale per l’Innovazione drammaturgica e scrive a quattro mani con Elio Germano lo spettacolo La mia battaglia (Einaudi, 2021). Ha curato e tradotto I libri di Oz di Frank L. Baum (Einaudi, 2017, “I Millenni”), illustrato da Mara Cerri, Sylvie e Bruno di Lewis Carroll (Einaudi, 2021), La finestra della signora Manstey di Edith Wharton (Einaudi, 2025). CICLO LETTERATURA Domani - a cura di Gabriele Pedullà, Ordinario di Letteratura italiana, Scuola Normale Superiore di Pisa Domani: l’avverbio di tempo più promettente, ma anche quello più spaventoso e che più facilmente delude le aspettative. A volte si fa nome, e quando succede si carica di ulteriori promesse, soprattutto se lo si scrive con la lettera maiuscola. È il terreno della fantascienza: dove una volta il futuro si riconosceva per le sue pareti lisce e le sue superfici scintillanti, e dove invece – dagli anni Settanta del secolo scorso, nello stesso decennio in cui ha preso forma per la prima volta la minaccia ecologica – si è imposto piuttosto l’eterno ritorno della fiaba (“C’era un volta, in una galassia lontana lontana…”) o comunque l’idea che tutto ciò che possiamo aspettarci dall’avvenire è al massimo una versione più sgangherata e arrugginita del nostro presente (come in Blade Runner di Ridley Scott, il film che ha decretato presso il grande pubblico la fine delle promesse del Moderno). Al principio del nuovo secolo è sembrato addirittura che non ci fosse più alcuno spazio per lui, quando sembrava che la Storia ormai ruotasse in circolo; da quando però il domani è tornato a farsi sentire di nuovo, contro ogni aspettativa ha assunto una fisionomia minacciosa, anche perché assomiglia molto ai lati peggiori del suo gemello simmetrico che va sotto il nome Ieri. Siamo spaesati, ammettiamolo. Ma, tanto più per questo, vale la pena di tornare ad ascoltare quello che sul tema hanno da raccontarci i grandi classici, sollecitati da quattro protagonisti della cultura di oggi: lo storico Adolfo Scotto di Luzio (Università di Bergamo), che interrogherà Cuore di Edmondo De Amicis; il comparatista Robert Pogue Harrison (University of Stanford), che si soffermerà su La Scienza Nuova di Giambattista Vico; l’italianista Robert Gordon (University of Cambridge) che prenderà spunto da Se questo è un uomo di Primo Levi; e la drammaturga, regista e attrice Chiara Lagani (dei Fanny & Alexander), che ha scelto invece di parlare del domani attraverso L’età dell’innocenza di Edith Wharton. Perché – come ha scritto Anna Seghers in uno dei suoi racconti più belli – “se non c’è più futuro, il passato è esistito invano”. Per scoprire tutti gli appuntamenti della rassegna: vive.cultura.gov.it
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